Necropolis è una raccolta di circa 100 epitaffi in forma lirica. Esso richiama le note edizioni dell’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, con un’importante differenza tematica di genere. Mentre infatti l’opera dell’autore nordamericano è un testo di analisi sociologica e politica dell’America puritana, questa raccolta è di carattere intimistico e si rivolge alla descrizione di una sfera più personale che mette in luce la delicata rete dei rapporti famigliari e amicali ed il rapporto con la morte. Da questa prospettiva la natura umana può essere raccontata senza finzioni, quando, rotto l’argine della vita, i sentimenti fluiscono senza limiti o pudori. 

Necropolis è il luogo edificato con la parte di noi che in vita non possiamo o non vogliamo vedere e che è destinata ad essere la nostra dimora nella morte. È il luogo in cui ci si riconosce, in cui le tracce terrene vengono ricomposte. È il tempo in cui il corpo e i sensi reclamano il loro dominio e ripristinano la verità e l’equilibrio.

Necropolis è l’immagine trasfigurata della comunità dei miei  famigliari, dei miei amici o di semplici conoscenti, è la presentazione della loro nudità, delle loro anime così come io le percepisco. Visi di persone in vita, di persone che non ci sono più, di incontri casuali che mi hanno segnato, tutti si mescolano e vi parlano mentre visitate questo luogo. Senza maschere, senza alibi, senza secondi fini, esse si mostrano così come sono; ma è di voi che parlano, è delle vostre vite che raccontano, esse vi svelano la vostra intima natura, quella che trionferà un giorno quando sarete slegati dai lacci che vi cingono.


Manfred

 

E’ questa la prima pioggia

per il mio corpo novizio,

per le mie labbra

che ancora serrano l’urlo

sotto la terra fradicia…

 

come quando bambino

mi persi per le strade di una sconosciuta città

che la pioggia batteva.

 


 

Gli amanti di Saint Cross

 

 

Chi ci portò fino a qui?

Legati da uno sconcio lenzuolo

attraversammo una fiamma rovente e un lago gelato

senza scottarci e senza bagnarci.

Eppure bruciammo, gelammo e perdemmo i nostri corpi

diventando amanti in eterno.

E da amanti ancora sentiamo i visi accostati

mentre il ferro ci trapassa e il sangue bollente si mischia

e si rapprende nei lenzuoli scomposti.

 

Ora non ci vediamo ma ci ritroviamo sempre

nel buio della morte

perché la febbre d’ogni amante

basta a gonfiare le vene strappate,

la carne prosciugata,

i tendini scoperti,

le labbra da cui tutto ebbe inizio,

 

e anima le nostre complici mani

che nel buio

cercano ancora di fermare il boia

che ci liberò dal tormento.


 

Clara

 

 

Ora so che, amando, noi già conoscemmo la morte

vagando sulla nera sua soglia,

perché nel pieno dell’abbandono v’era un’agonia

e uno spasimo di resurrezione

che ci richiamava ansimando alla vita.

Così ci fu chiara la malattia del nostro amore

e pensammo che separandoci

avremmo goduto della salvezza.

Finché il frutto dei nostri incontri ci unì

compiendo il destino.

 

Ma noi non fummo come gli amanti di Keen Ridge

che precipitarono dalla scogliera

in un gioco cieco di passione,

noi morimmo giorno dopo giorno

mentre le nostre anime imploravano

un’altra vita e un altro destino.

 

E pur dividendoci precocemente in vita

ora ci siamo ritrovati qui,

fianco a fianco sulla strada che tracciammo allora,

ancora separati

e ancora bramanti di resurrezione e vita!


 

Edward

  

Dall’istante in cui la conobbi

approfittai di lei,

la picchiai, la tradii, la abbandonai e la ripresi ingannandola,

fino al giorno che un attacco d’ira mi spezzò la vita.

 

Durante il funerale

il prete parlò di me come dell’uomo che non fui

nel silenzio di una chiesa deserta.

 

Lei pose una lapide con la scritta:

“finalmente è morto”.

Poi fu rimossa

e non più sostituita.

 

Per quanto possa importarvi

il mio nome era Edward: il famoso Edward Coin.

 


 

Padre Lorenzo

 

 

C’è qui un vento che spira fra le mie ossa

come una melodia trasportata dal mondo.

 

Da vivo ogni cosa vibrava dentro di me

e si univa a un’armonia misteriosa che sgorgava dal mio interno.

 

Divenni sacerdote perché riconobbi Dio in quel flusso grandioso che ricordava il suono della creazione.

Fui tutt’uno con uomini e donne,

perché di ognuno percepivo quel canto profondo

che chiedeva di uscire e unirsi alla gioia del mondo.

 

Ebbi la mia parrocchia, poi la mia chiesa

che crebbe fino a diventare una cattedrale,

innalzata a somiglianza delle architetture perfette della fede, illuminata dai fili scintillanti dei canti.

 

Ecco, le mie ossa ora sono come le sue navate

dove il vento perenne della fede soffiava,

allora addolcendo la vita,

ora sconfiggendo il silenzio della morte.


 

Gli amanti di Keen Ridge

 

 

Sulle scogliere di Keen Ridge c’è un piccolo promontorio

chiamato  scoglio degli amanti.

Là ci incontravamo segretamente

e osservavamo abbracciati il mare crescere

e disfarsi sotto di noi.

Quel giorno, quando la tempesta ci prese

trascinandoci sotto un’onda gigantesca,

neppure la forza del mare riuscì a dividerci

mentre venivamo spinti lontano.

 

I nostri corpi non vennero più ritrovati

e solo noi sappiamo dove giacciono.

Essi vivono protetti sul fondo,

mentre le nostre anime, sciolte,

da allora non hanno trovato ancora dimora.

 

Chi fu unito in terra credendo nell’immortalità dell’amore vaga qui solo e non riconosce più nessuno.

Se ci chiedete qual è il sentimento che riesce a superare indenne questo diaframma,

non guardate noi

perché l’amore e l’estasi che conoscemmo in vita

distrussero ogni speranza di unione ed estasi

in questo mondo.



John il cavatore

  

Quando la vidi per la prima volta capii che il mio destino doveva appartenerle.

Così mi feci avanti, e nonostante i suoi dinieghi,

insistetti per anni senza darmi ragione.

 

Di giorno spaccavo pietre nella cava della valle

e la sera correvo in città stando per ore,

con il cappello in mano,

sotto casa sua aspettando che lei mi facesse un cenno.

 

Una sera trovai la casa silenziosa e le luci spente.

Mi dissero che era partita per sposarsi lontano da qui.

Sarei partito per cercarla

se il giorno seguente una lastra

non mi avesse frantumato la testa.

 

Rido delle fatiche dell’incisore

che preparò la mia lapide da un pezzo di granito,

perché non ebbe mai a provare

la pietra più dura che Dio ci diede

e che non può essere scalfita:

il cuore delle giovani donne di città.


 

Albert

 

 

Alla fine rimane solo coerenza e simmetria

e la loro nuda bellezza

a completare il senso del mondo.

 

Il vaso che giace rovesciato sulla mia tomba

è la perfetta immagine del ricordo di me,

che caddi dalla memoria e ora giaccio qui dimenticato.


 

Ella

 

 

Mi accusarono di aver appoggiato un figlio

e di avere tolto il sostegno agli altri,

ma la mia giustizia di madre mi impose così.

 

Se voi aveste potuto vedere

quanto amore vi fu in questo,

togliere perché ognuno avesse ciò che spettava.

 

Se voi aveste potuto vedere

la grandezza assoluta del mio cuore

e guardare nei suoi abissi

lo scintillio della saggezza.

 

Se voi aveste confidato nel tempo

come feci io,

non avreste temuto di perdere qualcosa

o ricevere poco.

 

E anche la mia morte

è solo un paziente sogno

che iniziai in vita

e terminerà quando vedrò

i vostri visi di giovani ragazzi

venirmi incontro sorridendo. 


Carol

 

Noi siamo la schiera delle spose

che giacciono tutte sotto la stessa scritta:

“amata sposa”,

 

come se tutte fossimo state veramente amate,

desiderate, rispettate

e, accompagnate dal rimpianto,

poi lasciate al gelo della terra

avvolte nel calore dell’amore.

 

Ma tutte queste scritte uguali

dicono una cosa sola:

che noi soccombemmo a solitudine e oblio già prima d’ora,

quando, alzando il bianco velo,

amammo la promessa dell’amore.


 

 

Allison

 

 

Mio marito Steve mi riportò in vita

quattro volte in sei ore

e per quattro volte il mio cuore riprese a battere,

mentre vedevo i suoi occhi traboccanti

di un invincibile amore

e le sue mani che senza paura

affondavano nel buio profondo.

 

Io volevo allungare le mie mani

e afferrare le sue per fermarlo,

ma la sua forza era tale

da portarlo ogni volta sempre più in là,

seguendomi dove nessuno avrebbe osato andare.

 

Come potrei raccontargli ora,

come potrebbe lui capire

che la morte cancella ogni cosa

e dissolve ogni sentimento,

l’amore, la paura, le domande.

 

Per questo io non rispondevo alla sua voce e ai suoi strumenti.

 

Ma specialmente come avrei potuto raccontargli dopo,

pur nella gioia della salvezza,

che quando la morte ci avrebbe definitivamente preso

non ci saremmo più riconosciuti?

 

Vivemmo assieme altri trent’anni

e io non persi un solo istante di lui,

lasciando alla vita

il giusto compito dell’amore,

del sapore dell’altro

e dell’eternità,

e alla morte

il senso dell’inutilità di tutto questo.

 

 

Coro VII

 

 

Dove sono le persone che lasciammo indietro

e dove saranno poi,

quando trasfigurati rinasceranno

da letti di rose

e incederanno sfilando davanti a noi?

 

Saremo noi pronti per questo momento?

 

Noi siamo coloro che parlando

pensano di essere uditi,

coloro che avendo amato un giorno

s’illudono di essere accolti,

che pensano di essere onde

che possono frangersi ancora

sulle spiagge dei vivi

come la risacca che accompagna nel sonno.

 

Ma siamo solo spuma,

spuma di cresta che biancheggia un istante

e poi si scioglie

fra le immemori mani

di chi ci strinse un giorno a sé. 

 


 
 
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